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TorinOspitalità

Sabato 14 ottobre, centralissima, vivacissima, dinamica via Po, una delle vie torinesi del passeggio.
Ore 15,30.
Un  gruppo di ben 12 (dodici) amici provenienti da varie regioni d’Italia entra in un bar. Non una bettola: un bar elegante, una delle ultime frontiere del fighetto che piacciono tanto ai torinesi, a 200 metri dalla futura medal plaza (Piazza Castello).
Una delle sconsiderate turiste  non si accontenta dei toast che occhieggiano dalla vetrinetta. Vuole un’insalata!  Sul viso del cameriere prende a poco poco forma l’espressione di un bambino di tre anni portato a viva forza a vedere Nightmare di Wes Craven. Dopo un attimo di smarrimento, al terrore subentra l’accento torinese e lo sguardo un tantino seccato sulla pitucarda ( che in gergo torinese vuol dire orologio): “Ehm, Ehm, ma sa, signora, sono le tre e mezza, a quest’ora non so mica se possiamo farle un’insalata, neh?”. La mia amica turista, che arriva da un piccolo paesino del Veneto, ma ha girato mezzo mondo, capisce e si accontenta del toast. Però dopo il lauto pasto, mi guarda e mi dice: “ma scusa, ma qui non ci saranno le Olimpiadi tra quattro mesi? Ma come c…o fanno con gli americani e giapponesi che mangiano a tutte le ore?”.

Domenica 15 ottobre, stazione della Cremagliera di Superga, ore 15
Stesso gruppo, un po’ rimpolpato da amici e parenti vari. Entriamo nel bar (che scopriamo poi essere ristorante pizzeria) allestito nella stazione. Carino, un po’ pretenzioso, ma pulito e con ampi spazi. Sempre la scriteriata del giorno prima (che da ora in poi lasceremo a casa sua nelle gite a Torino), chiede una pizza. “Eh la pizza non si può più fare, sa sono le tre….”. Per un’insalata (che qui invece può essere allestita, forse perché non sono ancora le tre e mezza), aspettiamo venticinque minuti. Quando uno di noi chiede timidamente se si hanno notizie dall’orto, la giovane e belloccia cameriera, leggermente seccata per la nostra impazienza, risponde che “la stanno preparando, un momentino, neh, adesso arriviamo”.

Due buone parole, invece, sull’Hotel torinese dove ho piazzato i miei dieci amici, che, grazie alla formula “week end”, inventata (credo) da Josep Ejarque, direttore di Turismotorino, probabilmente troppo intelligente per continuare a lavorare per questa città, (e infatti se ne è andato), offre camere normalmente piuttosto costose ad una cifra accettabile, con un servizio impeccabile e molta cortesia e organizzazione.


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