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Tipi da festival

Dopo Venezia, Torino Film Festival. E con due festival potrei già dire che le tipologie degli spettatori dei festival sono abbastanza simili ovunque.

I critici. Quelli veri di solito non si fanno vedere. I film li hanno già visti prima, hanno il pressbook, mangiano pasta e fagioli con registi e produttori e quindi, di solito si vedono poco in giro. Poi ci sono gli altri, quelli che “bello, ma questo film non va da nessuna parte“. Quello che “questo regista ha una cifra stilistica decisamente matura“. Quelli che se non c’è almeno una poveretta paranoica afflitta da deliri di persecuzione, tormentata da un vicino psicopatico, disoccupata e con una dozzina di figli a carico, il film è “un’americanata”.

Quelli che sbagliano film. Attratti dalla mini-presentazione del programma si scapicollano tra una sala e l’altra. Il sospetto che la pellicola sia una sola li sfiora quando contano gli altri spettatori (tre) in sala. Però non vogliono sembrare degli ignorantoni, stanno lì, se il film è lungo si fanno una pennica e quando escono dicono “non era poi così male“.

Gli alternativi. Sono quelli che vivono ancora nel ricordo del Sessantotto. Se femmine indossano lise gonnellone gipsy + gilet a fiori e imitazione finto zoccoletto. Se maschi, improbabili camicie, sciarponi di lana cotta e pedulone a carrarmato. In entrambi i casi hanno i capelli (i maschi quelli che ancora li hanno) crespi/ricci, trascurati il giusto. Anche il loro modo di guardare un film è tutto intriso di alternatività. Non si perderebbero mai il giovane regista dell’isola di Tonga che “vede con occhi nuovi e usa la telecamera come fosse una macchina fotografica“. Per loro un film non deve essere nemmeno tragico, ma solo, e soprattutto, triste.

Le coppie. Di solito nelle coppie (marito/moglie, fidanzato/a, amici) uno dei due è acculturato, l’altro no. Per cui discutono una mezz’oretta se vedere il capolavoro criptico e incomprensibile o il film che i direttori artistici hanno selezionato per errore, in quanto divertente o semplicemente gradevole. Di solito vince l’acculturato e si beccano un pippone insopportabile. La coppia si individua immediatamente all’uscita. Dal litigio.

Lo spettatore normale. Si riconosce perché è smarrito. Cerca disperatamente nel programma il nome di un regista che conosce, di un attore che ha già visto, di una storia di cui ha sentito parlare. Quando finalmente lo ha trovato, di solito i biglietti, e i posti, sono esauriti.

I tecnici. Sanno tutto del regista, dello sceneggiatore, di chi ha fatto gli effetti speciali, del backstage, della location, del trucco, dei costumi, e affliggono con la loro cinefilia i vicini di sedia, gli amici, i parenti che si sono trascinati da casa.

Prossimamente, e dopo attenta ricerca antropologica… altri tipi da festival.


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