Abbandonato il diario veneziano (ma ci ritornerò per i film della mia ultima giornata di permanenza in laguna), ho “recuperato” a Torino 20 sigarette di Aureliano
Amadei, presentato nella sezione Controcampo Italiano (a fianco un’immagine del film).
Ho cercato di andare al Cinema Massimo di Torino con la mente sgombra dal ricordo di un ragazzo – unico civile sopravvissuto alla strage di Nassirya del 12 novembre 2003 – che mesi fa a Torino ha letto alcuni brani del suo libro e che è stato intervistato da Carlo Griseri di Cinefestival. “Sgombra” perchè volevo mantenere una certa distanza ed è difficile per me vedere un film con obiettività quando ne conosco il regista o gli interpreti. E il film mi è piaciuto: non è perfetto, sicuramente i critici veri ci trovaranno difetti e parti migliorabili però mi sento di consigliarlo, anche per capire quanta propaganda ci viene quotidianamente propinata.
E forse non sono l’unica a trovarlo un bel film…
Invece posso dirvelo che 140 minuti di Julia Roberts in crisi mistica sono davvero troppi? Senza contare gli stereotipi. Un papocchio che ti fa implorare i titoli di coda e ti fa benedire la tessera Aiace che ti ha fatto entrare con lo sconto al cinema. L’unico lato positivo è James Franco, che comunque aveva più sex appeal quando faceva il fidanzato di Sean Penn in Milk (il che dimostra che il regista conta, eccome se conta!)
D’altra parte, ero stata messa in guardia dalla recensione di Fabrizia Centola (con cui concordo quasi sempre) su NonSoloCinema
Ma il libro sarà altrettanto noioso?



