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Where are you go

In questi giorni in programmazione a New York  al Bicycle Film Festival che arriverà a Milano, unica tappa italiana,  dal 7 all’11 ottobre.


Due ruote nel cemento

Abito a Torino, una città cantiere non nel senso di Berlino, cantiere di cultura e novità, ma proprio nel senso di lavori in corso dovunque. Ci dicono che è per le Olimpiadi. il che significa oltre 900 giorni di rompimento per 15 giorni di delirio. Però poi saremo un’altra città.
Bah! Nel frattempo, arrivata la primavera, ci si può spostare in bici, visto che auto e mezzi pubblici sono riservati ai veri coraggiosi. Torino è o non è la città con più piste ciclabili del Nord Ovest? E allora vai, con la vetusta due ruote. Casomai rassodo anche il gluteo, il che, in vista dell’estate, non guasta.
Peccato che…
E’ chiaro che i torinesi le piste ciclabili e quei fastidiosi umanoidi che sopra ci pedalano, proprio non le vogliono.
I nemici delle due ruote si annidano ovunque.

A partire da chi, in Comune, si occupa della manutenzione delle strade ed evidentemente in bici non ci va mai, altrimenti saprebbe che le voragini lasciate al termine dei lavori non sono proprio il massimo quando ci caschi dentro. Ma questi diciamo che sono nemici di riflesso. Invece certe categorie son proprio determinate a far scomparire la specie.
Il manager con telefonino è il più crudele. Perbacco: deve guidare, parlare, dirigere un ufficio, definire strategie. E adesso deve pure preoccuparsi di quegli stupidi alternativi che usano la bici? Non sia mai, meglio cercare di farli cadere, meglio investirli, soprattutto se quelli si ostinano a passare con il verde, quando lui, avendo una premura folle perché la sua vita è tutta una corsa, deve assolutamente passare con il rosso.

Patiscono molto anche le signore in fuoristrada: soprattutto perché di solito il mezzo che hanno acquistato è direttamente proporzionale al proprio io ipertrofico e inversamente proporzionale alla loro altezza. Quindi, poverine, non ti vedono proprio: non superano il volante e fanno fatica perfino a sbirciare nel megaretrovisore.

Poi ci sono quelli che fino all’altro ieri vivevano sugli alberi e da pochi giorni hanno scoperto i potenti bassi delle autoradio. Oddio, non lo fanno mica apposta, a non rispettare i segnali, a insultarti perché impedisci al loro motore di rombare come si deve, perché occupi la LORO strada: è proprio nel loro Dna, di essere dei burini senza cervello.

E arriviamo alle prime posizioni: guidano la classifica gli apriportiera a tradimento. Questa è una razza nuova, che fino a qualche decennio fa non esisteva. Infatti alla scuola guida una volta ti insegnavano che dovevi guardare attentamente prima di aprire la portiera della macchina, proprio per evitare scene da cartone animato. Una mia amica era stata bocciata, alla scuola guida, per essere scesa al termine dell’esame senza scrutare con attenzione prima di aprire la portiera della vettura. Questa nuova specie, invece, si fa un punto di onore di non guardare. E non puoi nemmeno accennare a un disappunto, quando la loro portiera quasi ti sbatte a terra. Poverini, si sono già così spaventati loro, nel vedere che stavi per fare un graffio sul loro gioiellino, che non vorrai mica infierire…

E infine i musicisti. Quelli che se non parti a razzo come Cipollini al Giro d’Italia, premono la mano sul clacson, non una sola volta, ma insistendo, manco una bici c’avesse la ripresa di un Ferrari.
Da domani rassodo il gluteo su e giù per le scale di casa mia, e riprendo l’autobus. Almeno c’è l’autista che ci difende…


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