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C'era una volta un parco giochi molto speciale: il cortile di casa. Nessuno protestava, purché non si facesse chiasso nelle ore della pennichella pomeridiana o la domenica. Ma nelle altre ore si poteva scorrazzare liberamente. Mentre si giocava o si pedalava sulle biciclette o si scivolava sui pattini a rotelle, nei coni d0mbra dei balconi mamme, nonne, vicine di casa chiacchieravano. Un misto di pettegolezzi e informazioni, notizie utili e meno utili. Quello che oggi si chiama pomposamente comunicazione. Ecco perché ho chiamato questo "esperimento" di blog il cortile. Perché mi piacerebbe di nuovo sentire le voci dei bambini e delle comari. Ma visto che ormai siamo costretti a vivere in un mondo asettico e formalmente perfetto, almeno provo a rievocarle nel mondo virtuale.

Earth Day (in ritardo)

Ieri, 22 aprile, Earth Day.

Oggi prima di ritornare a dimenticarci quanto sia grave la situazione, ecco qua un elenco delle foreste più minacciate del pianeta, raccolte dal National Geographic.

(grazie a Tirebouchon per averlo segnalato)


Dal greenwashing all’astroturfing

Sto cercando informazioni sul greenwashing che è ormai talmente diffuso da farci sperare di leggere su qualche imballo “io inquino così” e magari qualche dato. Sarebbe apprezzabile anche solo per l’onestà, invece di questa fastidiosa melassa di falso buonismo verde per cui come consumatore devo sempre andare a cercare dove sta l’inghippo, perdendo un sacco di tempo.

Comunque. Cercando cercando, mi sono imbattuta in questa pagina di Wikipedia sull’astroturfing. Conoscevo la pratica, che viene descritta molto bene nel libro di Giuseppe Altamore I padroni delle notizie, in particolare nel secondo  capitolo dedicato alle agenzie di pubbliche relazioni. Però non sapevo che si chiamasse così  e soprattutto che avesse avuto, ahimé, così tanti risvolti.


“Diaz. Non pulite questo sangue” di Daniele Vicari

“I FATTI NARRATI IN QUESTO FILM SONO TRATTI DAGLI ATTI PROCESSUALI E DALLE SENTENZE DELLA CORTE D’APPELLO DI GENOVA DEL 5/3/2010 E DEL 19/5/2010″

E‘ inutile girarci tanto intorno. Diaz di Daniele Vicari deve essere visto. Perché si basa sulle circa diecimila pagine di atti processuali del processo Diaz. Perché quello che è successo alla scuola Diaz di Genova durante il G8 nel luglio 2001 non è solo ” la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”: Qui i diritti fondamentali sono stati frantumati, polverizzati.

Daniele Vicari ha avuto un bel coraggio. Le scene dei nove minuti di delirio alla Diaz sono piuttosto crude. Anche se l’angoscia e l’annientamento sistematico delle persone nella  ricostruzione del dopo-Diaz alla caserma Bolzaneto sono forse peggio.

Tutto ciò che accade sullo schermo è vero. Documentato con il rigore del documentario, ma senza la distanza  del documentario. Molto bravi gli oltre 130 attori provenienti da tutta Europa, capitanati da Elio Germano, Claudio Santamaria e da Jennifer Ulrich.

Sceneggiatura di Daniele Vicari con Laura Paolucci. Fotografia di Gherardo Gossi, musica di Teho Teardo.

Standing ovation a Berlino, dove è stato presentato nella sezione Panorama.

Qui c’è il trailer:


C’è del legno illegale nella carta prodotta da APP

Questo è il rapporto di Greenpeace sulla deforestazione a Sumatra e in generale in Indonesia, ad opera della App (Asia Pulp and Paper).

Tema che l’edizione 2011 di CinemAmbiente (quest’anno dal 31 maggio al 5 giugno) aveva anticipato con la commovente storia delle ultime ore di vita di una femmina di orango, Green.

Questi sono tre dei 48 minuti del documentario


I 6 migliori film travel-inspiring (secondo Budget Travel)

Il magazine  online Budget Travel ha pubblicato l’elenco dei sei migliori film del 2011 a cui ispirarsi per un viaggio.

Eccoli:

The Descendant (Paradiso Amaro). Nel caso qualcuno abbia ancora qualche dubbio se regalarsi, budget permettendo, un viaggio alle Hawaii (purtroppo George Clooney NON è incluso nel viaggio)

The Way (uscita non ancora prevista in Italia). Di Emilio Estevez, interpretato dal papà Martin Sheen. Perchè nella vita almeno per una volta bisogna trasformarsi in pellegrini sul Camino di Santiago, in Spagna.

The Hangover II (Una notte da leoni 2). Film assai dimenticabile, ma Bangkok , Thailandia, è una città affascinante.

War Horse. La campagna inglese del Devon delle prime inquadrature, che più verde non si può,  è pura emozione.

Rio. I colori e la musica del Carnevale più bello del mondo, quello di Rio de Janeiro, Brasile

Midnight in Paris. La Parigi sospesa tra nostalgia e presente secondo Woody Allen. Come resistere?

Io ci aggiungerei

Mission Impossible The Ghost Protocol, per andare a dare un’occhiatina a Dubai.

Io sono Li. La storia è triste, ma Venezia è sempre meravigliosa, anche con la nebbia.

 


Silenzio, si legge

Do not disturb appeso alla mia porta by Pordenonelegge


L’industriale, fine riprese, i protagonisti

L’industriale, fine riprese, i protagonisti

Inserito originariamente da adagug

Questo è il mio piccolo omaggio all’uscita in sala de L’industriale, di Giuliano Montaldo, un regista che amo molto e di cui invidio la straordinaria vivacità e vitalità.

Come sempre Montaldo non rinuncia a criticare ferocemente chi non ha rispetto per la dignità umana: in questo caso sono tutti coloro che speculano senza scrupoli sulle difficoltà economiche di piccoli industriali strozzati dalla crisi, banche e finanziarie in primis (ma naturalmente non solo). Personalmente ho trovato meno interssante la svolta intimista nella seconda parte.

Il film è girato in bianco e nero e in digitale con una nuova tecnica, in grado di rendere evidenti con il colore alcuni particolari. Infatti la livida e semideserta Torino in cui il film è girato e ambientato mostra ogni tanto qualche particolare a colori.

Queste foto sono state scattate nel febbraio 2011, al termine delle riprese a Pinerolo. Su NonSoloCinema l’intervista a regista e protagonisti.

 

 


Due film per non dimenticare

Lo so che mancano ancora un po’ di giorni al 27 gennaio, Giornata della Memoria, ma vorrei consigliare la visione di due film: Vento di primavera (La Rafle), uscito a gennaio 2011 e disponibil in DVD, e La chiave di Sara (su NonSoloCinema la recensione di Fabrizia Centola), nelle sale cinematografiche dal 13 gennaio.

Entrambi raccontano, anche se in maniera molto diversa, uno dei tanti massacri per molti anni dimenticati.

Vento di primavera  ricostruisce fedelmente gli accadimenti di quel tetro 1942, quando una retata della polizia francese (per uno squallido baratto tra Hitler e il governo di Vichy) rinchiuse 13.000 ebrei  al Vélo d’Hiver per “cederli” ai nazisti, che li deportarono ad Auschwitz. Solo 25 si salvarono e la regista Roselyn Bosch è riuscita a farsi raccontare da uno di loro – che nel film ha un piccolo cameo  – cosa accadde.

La chiave di Sarah, tratto dall’omonimo libro di Tatiana De Rosnay pubblicato da Mondadori, con una efficace Kristin Scott Thomas, ha il pregio di collegare il passato al presente, sottolineando come il razzismo sia sempre in agguato come una belva feroce.

Due film per non dimenticare.


Symphony in the City, Perth, WA

Il ricordo più bello del mio mese “a testa in giù” resta il concerto di Natale Symphony in the City di sabato 10 dicembre 2011 della Western Australian Simphony Orchestra. Ventiduemila persone, la musica, il tramonto sul fiume Swan…

Per l’ultimo anno il concerto di Natale di Perth si è tenuto sull’Esplanade. Dal prossimo anno sarà spostato a Langley Park  a poche centinaia di metri, in uno spazio più ampio per contenere il crescente numero di spettatori.

Il concerto (gratuito)  inizia alle 19,30, dura fino alle 21 circa. All’arrivo ci consegnano il programma, un opuscolo con le attività WASO per il 2012 e un sacchetto per i rifiuti (e il prato dopo tre ore sarà lasciato esattamente come l’avevamo trovato: perfettamente  pulito).

Una sterminata distesa di bagni è a disposizione degli spettatori. Pochi gli stand mangerecci: questo è un concerto dove famiglie e gruppi di amici si portano borse da casa piene di tramezzini, insalate e snack. Si fa un picnic, si beve qualche bicchiere di vino o di birra, si chiacchiera nei diversi settori predisposti.  Su tutta l’area è vietato fumare: questo è uno smoke free event. Tutto ordinato e tranquillo. La presenza delle forse dell’ordine è discreta e silenziosa.

Ci sentiamo molto “globali”: noi arriviamo dall’Italia, ma vicino a noi un gruppo di ragazze parla una lingua dell’Europa dell’Est, dietro di noi c’è un gruppo di ragazzi cinesi, accanto a noi una famiglia da Ceylon.

Chi l’ha detto che ci vuole la neve per festeggiare il Natale?


Se fossi ricca…

…  salterei sul primo aereo per andare a vedere di persona quello che quest’uomo ha costruito in Colorado.

 

 


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