C'era una volta un parco giochi molto speciale: il cortile di casa.
Nessuno protestava, purché non si facesse chiasso nelle ore della pennichella pomeridiana o la domenica. Ma nelle altre ore si poteva scorrazzare liberamente.
Mentre si giocava o si pedalava sulle biciclette o si scivolava sui pattini a rotelle, nei coni d0mbra dei balconi mamme, nonne, vicine di casa chiacchieravano.
Un misto di pettegolezzi e informazioni, notizie utili e meno utili.
Quello che oggi si chiama pomposamente comunicazione.
Ecco perché ho chiamato questo "esperimento" di blog il cortile.
Perché mi piacerebbe di nuovo sentire le voci dei bambini e delle comari.
Ma visto che ormai siamo costretti a vivere in un mondo asettico e formalmente perfetto, almeno provo a rievocarle nel mondo virtuale.
Visualizza tutti i post di adagug
Questo articolo è stato inserito il venerdì, 10 luglio 2009 alle 2:28 pm ed etichettato con Mario Calabresi, Working Capital Camp Torino e pubblicato in Generale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed.
Ti dirò, anche se è questo discorso che andrebbe meglio affrontato al di fuori di un commento, che quanto qui sostenuto da Calabresi è stata per anni la mia colonna sonora (in azienda di dimensioni superiori e di pari visibilità a La Stampa). Non ho quindi potuto esimermi dal sorridere nel sentire fin le *stesse* mie parole. V’è tuttavia una componente di cui tener conto taciuta (e forse nemmeno immaginata da Calabresi): il fatto che quell’azienda in cui lavori e soprattutto credi, venga fagocitata da terzi in 6 mesi. Ciò fa sì che nel brevissimo arco di quel tempo le tue idee, buona parte delle tue realizzazioni, i tuoi progetti e fin anche il tuo ufficio: vengano accantonate, dismesse e tu reso inservibile. Ne tenga conto Calabresi specie considerando la sua giovane età in un Paese vecchio
La tua è una considerazione molto amara, che davvero richiederebbe una riflessione più approfondita.
Abbiamo importato la parte peggiore del modello che io definisco “americano”: considerare inutili le persone a 50 anni, ma senza che il mondo del lavoro abbia quella dinamicità che permette di risalire e di reinventarsi (banalmente spostarsi da una città ad un’altra è una corsa ad ostacoli solo per i documenti da fare…).
A Torino e provincia da inizio anno hanno chiuso i battenti una serie di studi di progettazione e design, che hanno visto annullare dall’oggi al domani dei lavori consistenti: il risultato, mi raccontava qualche settimana fa una persona piuttosto informata sul settore, sono alcune migliaia di persone dai 40 anni in su senza lavoro che sono per di più “invisibili”, in quanto non fanno massa critica nell’opinione pubblica e sulle pagine dei giornali. Molti si stanno reinventando una carriera in altri paesi dell’Europa, perchè da noi sono considerate già “vecchie” e creare nuove imprese è talmente difficile e pieno di ostacoli che preferiscono lavorare all’estero, con il risultato che ci troviamo di fronte ad uno stillicidio di professionalità qualificate che portano le loro competenze fuori dall’Italia.
[...] Comunità digitali (Tumblr), Mario Calabresi al Working Capital Camp 10.07 – Il cortile, Dieci minuti per cambiare lo status quo 10.07 – FaceNING’s Posterous, Mario Calabresi al Working Capital Camp. Il cerchio e la [...]
13 luglio 2009 at 9:03 am
Ti dirò, anche se è questo discorso che andrebbe meglio affrontato al di fuori di un commento, che quanto qui sostenuto da Calabresi è stata per anni la mia colonna sonora (in azienda di dimensioni superiori e di pari visibilità a La Stampa). Non ho quindi potuto esimermi dal sorridere nel sentire fin le *stesse* mie parole. V’è tuttavia una componente di cui tener conto taciuta (e forse nemmeno immaginata da Calabresi): il fatto che quell’azienda in cui lavori e soprattutto credi, venga fagocitata da terzi in 6 mesi. Ciò fa sì che nel brevissimo arco di quel tempo le tue idee, buona parte delle tue realizzazioni, i tuoi progetti e fin anche il tuo ufficio: vengano accantonate, dismesse e tu reso inservibile. Ne tenga conto Calabresi specie considerando la sua giovane età in un Paese vecchio
13 luglio 2009 at 4:02 pm
La tua è una considerazione molto amara, che davvero richiederebbe una riflessione più approfondita.
Abbiamo importato la parte peggiore del modello che io definisco “americano”: considerare inutili le persone a 50 anni, ma senza che il mondo del lavoro abbia quella dinamicità che permette di risalire e di reinventarsi (banalmente spostarsi da una città ad un’altra è una corsa ad ostacoli solo per i documenti da fare…).
A Torino e provincia da inizio anno hanno chiuso i battenti una serie di studi di progettazione e design, che hanno visto annullare dall’oggi al domani dei lavori consistenti: il risultato, mi raccontava qualche settimana fa una persona piuttosto informata sul settore, sono alcune migliaia di persone dai 40 anni in su senza lavoro che sono per di più “invisibili”, in quanto non fanno massa critica nell’opinione pubblica e sulle pagine dei giornali. Molti si stanno reinventando una carriera in altri paesi dell’Europa, perchè da noi sono considerate già “vecchie” e creare nuove imprese è talmente difficile e pieno di ostacoli che preferiscono lavorare all’estero, con il risultato che ci troviamo di fronte ad uno stillicidio di professionalità qualificate che portano le loro competenze fuori dall’Italia.
2 settembre 2009 at 9:51 am
[...] Comunità digitali (Tumblr), Mario Calabresi al Working Capital Camp 10.07 – Il cortile, Dieci minuti per cambiare lo status quo 10.07 – FaceNING’s Posterous, Mario Calabresi al Working Capital Camp. Il cerchio e la [...]