(via Sottorete)
Va bene, lo confesso. Mi sono innamorata della Route 66, la strada che dagli anni Venti agli anni CInquanta ha segnato la storia delle migrazioni interne degli Stati Uniti. Da Chicago a Los Angeles per 2278 miglia attraverso otto stati.
Prima di quest’estate era una curiosità alimentata da Furore di John Steinbeck, letto nei giurassici tempi del liceo, dall’omonimo film di John Ford e, più di recente da un libro di Alex Roggero.
Poi quest’estate, nel tragitto non sempre “filologicamente corretto” – nel senso che non sono sempre riuscita a seguirla tutta e comunque il mio tragitto si è limitato alla tratta da Saint Louis (Missouri) a Kingman (Arizona) – questa strada spesso difficile da trovare, perchè ormai sostituita dalle Interstate, che richiede continue soste per osservare i resti di motel, ristoranti e stazioni di servizio mi ha davvero conquistata. Per dirla con Tom Snyder, l’autore di “Route 66 Traveler’s Guide” (più che una guida è un racconto farcito di aneddoti e storie della mother road), la 66 è “una intensa esperienza emotiva”. Ilperchè non so spiegarlo. Ti acchiappa e basta.
E quindi trova fantastica questa idea di Norberto De Angelis, che nell’aprile 2009 vuole partire per farla tutta con una handbike.
(via Route 66 News)
Il circuito delle City Daily Photo è per me sempre una fonte di piacere degli occhi e della mente.
E’ anche un modo per scoprire aspetti della propria città, come in questo bel blog di Fabrizio -Ikol 22, che rivela quasi ogni giorno un angolo diverso e suggestivo di Torino. Arricchito da una sintetica ed esauriente spiegazione.
Beh, non è un rigurgito di genitorialità repressa, ma la segnalazione che oggi è il
Global Handwashing Day, ovvero la Giornata Mondiale dedicata all’igiene e alla pulizia delle mani.
(via Punto Informatico)