Archivio Mensile: aprile 2004

Due ruote nel cemento

Abito a Torino, una città cantiere non nel senso di Berlino, cantiere di cultura e novità, ma proprio nel senso di lavori in corso dovunque. Ci dicono che è per le Olimpiadi. il che significa oltre 900 giorni di rompimento per 15 giorni di delirio. Però poi saremo un’altra città.
Bah! Nel frattempo, arrivata la primavera, ci si può spostare in bici, visto che auto e mezzi pubblici sono riservati ai veri coraggiosi. Torino è o non è la città con più piste ciclabili del Nord Ovest? E allora vai, con la vetusta due ruote. Casomai rassodo anche il gluteo, il che, in vista dell’estate, non guasta.
Peccato che…
E’ chiaro che i torinesi le piste ciclabili e quei fastidiosi umanoidi che sopra ci pedalano, proprio non le vogliono.
I nemici delle due ruote si annidano ovunque.

A partire da chi, in Comune, si occupa della manutenzione delle strade ed evidentemente in bici non ci va mai, altrimenti saprebbe che le voragini lasciate al termine dei lavori non sono proprio il massimo quando ci caschi dentro. Ma questi diciamo che sono nemici di riflesso. Invece certe categorie son proprio determinate a far scomparire la specie.
Il manager con telefonino è il più crudele. Perbacco: deve guidare, parlare, dirigere un ufficio, definire strategie. E adesso deve pure preoccuparsi di quegli stupidi alternativi che usano la bici? Non sia mai, meglio cercare di farli cadere, meglio investirli, soprattutto se quelli si ostinano a passare con il verde, quando lui, avendo una premura folle perché la sua vita è tutta una corsa, deve assolutamente passare con il rosso.

Patiscono molto anche le signore in fuoristrada: soprattutto perché di solito il mezzo che hanno acquistato è direttamente proporzionale al proprio io ipertrofico e inversamente proporzionale alla loro altezza. Quindi, poverine, non ti vedono proprio: non superano il volante e fanno fatica perfino a sbirciare nel megaretrovisore.

Poi ci sono quelli che fino all’altro ieri vivevano sugli alberi e da pochi giorni hanno scoperto i potenti bassi delle autoradio. Oddio, non lo fanno mica apposta, a non rispettare i segnali, a insultarti perché impedisci al loro motore di rombare come si deve, perché occupi la LORO strada: è proprio nel loro Dna, di essere dei burini senza cervello.

E arriviamo alle prime posizioni: guidano la classifica gli apriportiera a tradimento. Questa è una razza nuova, che fino a qualche decennio fa non esisteva. Infatti alla scuola guida una volta ti insegnavano che dovevi guardare attentamente prima di aprire la portiera della macchina, proprio per evitare scene da cartone animato. Una mia amica era stata bocciata, alla scuola guida, per essere scesa al termine dell’esame senza scrutare con attenzione prima di aprire la portiera della vettura. Questa nuova specie, invece, si fa un punto di onore di non guardare. E non puoi nemmeno accennare a un disappunto, quando la loro portiera quasi ti sbatte a terra. Poverini, si sono già così spaventati loro, nel vedere che stavi per fare un graffio sul loro gioiellino, che non vorrai mica infierire…

E infine i musicisti. Quelli che se non parti a razzo come Cipollini al Giro d’Italia, premono la mano sul clacson, non una sola volta, ma insistendo, manco una bici c’avesse la ripresa di un Ferrari.
Da domani rassodo il gluteo su e giù per le scale di casa mia, e riprendo l’autobus. Almeno c’è l’autista che ci difende…


Sant’Anna di Stazzema

E’ iniziato il 20 aprile il processo per la strage nazista di Sant’Anna di Stazzema. Nel paesino della provincia di Lucca il 12 agosto 1944 i soldati tedeschi uccisero 560 civili. La maggior parte erano donne, anziani e bambini. Gli imputati sono tre ex militari nazisti, i quali, naturalmente, hanno eseguito degli ordini.
Su Sant’Anna di Stazzema lo scrittore e musicista americanoJames Mc Bride ha scritto Miracolo a Sant’Anna, edito da Rizzoli. Non so se abbia avuto successo. Credo di sì. Io l’ho letto per caso, prendendolo a prestito in biblioteca. E’ un libro che con uno stile piuttosto scarno sospeso tra linguaggio giormalistico e poesia, racconta dell’amicizia tra un soldato di colore e un bambino sopravvissuto alla strage. Il massacro è sempre sullo sfondo, ma non viene descritto. Però c’è. E’ lì. Sarebbe bello se lo facessero leggere nelle scuole. Per scrivere questo libro, McBride è vissuto in Toscana, ha intervistato sopravvissuti della II Guerra Mondiale e Veterani dell’esercito americano.
Se volete leggere qualcosa sull’autore (in inglese) lo trovate qui: http://www.jamesmcbride.com


Un cortile?

C’era una volta un parco giochi molto speciale: il cortile di casa.
Nessuno protestava, purché non si facesse chiasso nelle ore della pennichella pomeridiana o la domenica. Ma nelle altre ore si poteva scorrazzare liberamente.
Mentre si giocava o si pedalava sulle biciclette o si scivolava sui pattini a rotelle, nei coni d0mbra dei balconi mamme, nonne, vicine di casa chiacchieravano.
Un misto di pettegolezzi e informazioni, notizie utili e meno utili.
Quello che oggi si chiama pomposamente comunicazione.
Ecco perché ho chiamato questo esperimento di blog il cortile.
Perché mi piacerebbe di nuovo sentire le voci dei bambini e delle comari.
Ma visto che ormai siamo costretti a vivere in un mondo asettico e formalmente perfetto, almeno provo a rievocarle nel mondo virtuale.


Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.